Mi chiedevo di che colore
avresti avuto gli occhi
e poi seppi
che li avevi azzurri
come i cieli che ti augurai sereni
per le corse estenuanti,
a perdifiato,
della tua infanzia.
Venisti al mondo
mentre moriva un giorno
interminabile e faticoso
e io camminai a lungo quella notte
tornando a casa a piedi
interrogandomi sulla mia vita
e la tua
e il nostro futuro
e sui giorni
che avremmo avuto insieme.
Pensavo alla tua vita intatta,
un fiore ancora in boccio,
e pensavo alla mia già sfogliata,
nel succedersi insopportabile
dei miei giorni.
Il destino
si è preso poi
il nostro tempo migliore
e le nostre strade,
troppo presto,
direzioni diverse.
Che puttana però la vita
che non ti da’ mai indietro
ciò che ti ha promesso!
10 gennaio 2010
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