Avevamo la televisione in bianco e nero
che quella a colori ancora non esisteva,
in quella buia casa coi mobili di formica,
rossi e gialli e blu.
I programmi cominciavano
alle cinque del pomeriggio,
più spesso si ascoltava la radio
negli interminabili pomeriggi
dopo la scuola.
Avevamo la stufa a kerosene
e la bombola d’acqua calda
le sere d’inverno a letto
per scaldarci i piedi.
Di quel mondo antico
conservo ricordi in bianco e nero,
anche le poche foto a colori,
fatte al mare oppure in campagna,
quasi sempre con mia madre o mio fratello,
quasi mai insieme a mio padre,
avevano colori sgualciti,
quasi malati ,
che non riconoscevo nella realtà.
Nelle incessanti domeniche di pioggia
mio padre proiettava
sulla parete del salotto
le immagini sbiadite
di lontane vacanze
o rarissime gite.
Vestivamo uguali io e mio fratello
ci muovevamo a scatti
ora rallentati ora accelerati,
come le vecchie comiche,
in bianco e nero,
che la televisione trasmetteva
il sabato ad ora di pranzo.
8 gennaio 2010