venerdì 28 giugno 2019

All'improvviso.



Se mi fermo,
distrattamente,
a guardare fuori dalla finestra
la strada gialla dalla luce dei lampioni,
battuta dalla pioggia che cade fitta
vedo scorrere,
con gli occhi persi sull’asfalto,
momenti passati,
ricordi remoti.
E quando,
all’improvviso,
il vetro della finestra
riflette la mia immagine
mi vedo già vecchio.


10 gennaio 2010

Attenzione che arriva la puttana!



Mi chiedevo di che colore
avresti avuto gli occhi
e poi seppi
che li avevi azzurri
come i cieli che ti augurai sereni
per le corse estenuanti,
a perdifiato,
della tua infanzia.
Venisti al mondo
mentre moriva un giorno
interminabile e faticoso
e io camminai a lungo quella notte
tornando a casa a piedi
interrogandomi sulla mia vita
e la tua
e il nostro futuro
e sui giorni
che avremmo avuto insieme.
Pensavo alla tua vita intatta,
un fiore ancora in boccio,
e pensavo alla mia già sfogliata,
nel succedersi insopportabile
dei miei giorni.
Il destino
si è preso poi
il nostro tempo migliore
e le nostre strade,
troppo presto,
direzioni diverse.
Che puttana però la vita
che non ti da’ mai indietro
ciò che ti ha promesso!


10 gennaio 2010

02:39



E’ arrivata l’ora di cercare
di dormire
alla fine di un venerdì
pieno di vino, amici, risate e parole.


9 gennaio 2010

Mi è rimasto il cane!



Ci sono volte che sembra
mi voglia parlare,
chissà cosa pensa,
mi zampetta intorno,
mugola, abbaia, guaisce,
gioca facendo finta di mordermi,
gratta il tappeto scavando,
si mette a pancia all’aria,
mi lecca la faccia e col pelo
mi fa il solletico.
Non so cosa pensa,
ma a volte mi viene vicino
per strapparmi una carezza,
proprio quando mi sento solo
e vuoto ed inutile,
scartato dalla vita e dalla sorte,
quando tutto mi crolla addosso
e mi chiedo perché
ancora vado avanti,
quando la mia vita puzza
e le mie giornate fangose
hanno l’afrore acido del vomito
che sento crescermi dentro.
Ci sono volte che sembra quasi saperlo,
si accuccia fra le mie gambe
e la sento più vicino
di chiunque altro.
Mi guardo intorno
e non c’è più nessuno,
sono fuggiti tutti,
ma mi è rimasto il cane.

Ricordi d'adolescenza.



Avevo sedici anni,
impaziente mi affacciavo alla vita,
all’amore e ai miei sogni,
scrivevo poesie:
“Immerso
nell’arido respiro
dell’estate
ascolto fragili
frinire le cicale.”
Credevo che sarei stato …
Che avrei fatto …
E tante altre cose
e credendolo mi sono fermato
ad aspettare che passassero gli anni,
li ho guardati passare uno dopo l’altro
come i vagoni tutti in fila
di un treno che non si ferma mai,
e comunque
non ho mai comprato il biglietto.
Li ho guardati passare
in attesa di non so più cosa
della vita o forse della morte,
pensando intanto a tante cose,
pensando e pensando
e pensando.
Ora so che intanto
nessuno pensava a me.


8 gennaio 2010

Il mondo antico.



Avevamo la televisione in bianco e nero
che quella a colori ancora non esisteva,
in quella buia casa coi mobili di formica,
rossi e gialli e blu.
I programmi cominciavano
alle cinque del pomeriggio,
più spesso si ascoltava la radio
negli interminabili pomeriggi
dopo la scuola.
Avevamo la stufa a kerosene
e la bombola d’acqua calda
le sere d’inverno a letto
per scaldarci i piedi.
Di quel mondo antico
conservo ricordi in bianco e nero,
anche le poche foto a colori,
fatte al mare oppure in campagna,
quasi sempre con mia madre o mio fratello,
quasi mai insieme a mio padre,
avevano colori sgualciti,
quasi malati ,
che non riconoscevo nella realtà.
Nelle incessanti domeniche di pioggia
mio padre proiettava
sulla parete del salotto
le immagini sbiadite
di lontane vacanze
o rarissime gite.
Vestivamo uguali io e mio fratello
ci muovevamo a scatti
ora rallentati ora accelerati,
come le vecchie comiche,
in bianco e nero,
che la televisione trasmetteva
il sabato ad ora di pranzo.


8 gennaio 2010

Via Santa Caterina / Case di Acireale



Un tiepido odore
di cose vecchie
e di roba da mangiare,
sulle porte delle case
un caldo vapore
sbuffava dalla cucina
riempiendo la sera
di ricordi e di profumi;
e poi lontana
l’eco di un pescatore,
la prua sospinta fra i flutti,
che grida al mare la sua miseria,
nei riti immutati
dei tempi antichi.


Estate 2001

Nuvole.



Un soffitto di nuvole nere
m’incombe sulla testa
sui miei pensieri di sempre,
sui sogni di ieri
ed il dolore di oggi.
Soffia forte il vento,
ma non cambia l’orizzonte:
c’è sempre un cielo di tempesta,
c’è sempre quella bufera dentro
che passa lenta sui miei giorni
e mi spezza il fiato in gola.


23 Febbraio 1995

Il vento mi porta via.



Paura di antiche solitudini,
dei miei ricordi,
di giorni felici, radiosi.
Come una barca,
tirata in secco sulla battigia,
così la mia mente si ripara,
rifugge dai flutti.
Sono stanchi gli occhi
di guardare il passato,
inerti le mie mani
non mi proteggono più.
Ecco il vento
mi porta via
coi miei ricordi,
coi miei giorni passati,
spazza via anche
il mio cuore di bambino.


25 Maggio 1991

A mia madre




Avremo tempi sereni,
felici le tue notti,
ora di fervida preghiera,
saranno tranquille,
sorreggerai i miei passi
a profanare campi fioriti
tendendo la destra
alla mia pallida mano insicura.

28 Gennaio 1985

Primi di Marzo




I pugni in faccia
di un gelido vento,
l’alito
ancora freddo
dell’imminente primavera
in quei giorni,
bui come piombo,
a farmi compagnia.


Piazza S. Maria Novella, Marzo 1983.

A mia nonna




C’è pure un momento
a guardarla,
la faccia nascosta
tra le mani,
in cui sembra felice,
lei che ha vissuto
la tempesta
in ogni suo giorno.


Inverno 1983.

Era d'estate



Mi fermo un poco
ad annusare
un azzurro
spruzzato
di bianche nuvole.
Immerso,
nell’arido respiro
dell’estate
ascolto,
fragili,
frinire le cicale.


Giugno 1982.

Estate




E’ estate
radiosa,
come dentro il mio cuore,
momento di corse a perdifiato
fin dove arriva l’occhio
a fissare l’orizzonte.
E’ estate,
focosa,
come la fiamma
che crepita tra i bronchi,
come il mio lento sospirare
nel verde bruciato
di un prato
coperto di stoppie.

Giugno 1982.